La felicità non sta mai ferma

Ieri sera sono andata alla presentazione del libro La felicità non sta mai ferma di Chiara Garbarino ̶ Edizioni Utet ̶ autrice acquese e mamma di Leo detto anche Leo il teppista.

Ancor prima di scendere dall’auto, ho capito che non sarebbe stata una delle solite presentazioni dato l’elevato numero di partecipanti. La ragione di una presenza così massiccia di persone è presto detta ed è anche quella che mi ha spinta ad abbandonare il mio comodo divano a quell’ora: ognuno di noi ha voluto sostenere i protagonisti della serata perché se lo meritano!

La felicità non sta mai ferma racconta la difficile storia di un nucleo familiare che si ritrova a gestire un bambino al quale viene fatta una diagnosi di ADHD, in parole più semplici, un bambino iperattivo.

Chiara ha posto l’accento sulla sofferenza che scaturisce dall’incomprensione del problema e dal giudizio della gente, senza per questo voler giustificare i comportamenti del figlio. Sin dalle prime pagine del libro si percepisce la sincerità delle sue parole, la paura, il senso di inadeguatezza che, probabilmente, hanno caratterizzato i primi anni della sua vita di madre. Ma la caparbietà e l’amore hanno reso possibile il prosieguo della storia lungo un binario diverso fatto di pazienza, messa in gioco, impegno e dedizione.

Il mio cuore di educatrice batte forte per questa storia…

Ho conosciuto tanti Leo, anzi, ho conosciuto tanti ragazzi con problemi molto più grandi del suo e ho lavorato con e per loro. A quei tempi c’era una leggenda nella Comunità dove lavoravo: la leggenda narrava che i ragazzi di cui io ero l’educatrice di riferimento, sarebbero scappati o avrebbero tentato di farlo. La cosa ci strappava un sorriso, ma a conti fatti sapevamo che questo poteva succedere perché i ragazzi di cui curavo progetti e vita, erano i più difficili, i più insofferenti, i più fragili. Mi avvicinavo a loro naturalmente e loro a me. Di alcuni ho ormai perso le tracce, di altri mi arrivano notizie di tanto in tanto tramite un messaggino su Facebook.

Denis, Daniel, Pina, Manuel, Alberto, Cristiano, Stefano e tanti altri… nomi e facce che non potrò mai dimenticare. Per quindici anni ho cercato di spostare il piatto della bilancia su un piano di equilibrio sempre maggiore che permettesse loro di perseguire obiettivi di vita normali e soddisfacenti, per quindici lunghi anni ho cercato di combattere i pregiudizi di chi li etichettava matti e/o cattivi ragazzi senza conoscere l’altra faccia della medaglia, per quindici anni sono stata dalla loro parte, accogliendo e rimproverando, avendo, a volte, paura per me stessa o per loro.

Chi conosce la mia storia sa che ho perso una battaglia, ma che ne ho vinto un’altra molto più importante. Una vittoria che mi consente di guardarmi allo specchio con la consapevolezza di aver fatto sempre la cosa giusta, non la più semplice, ma la più giusta.

Per questo motivo parteggio per Chiara e Leo che, in un contesto e con ruoli diversi, stanno combattendo una battaglia analoga. E stanno vincendo. Insieme.

E allora andiamo avanti! Una storia è già stata scritta e un’altra, più romanzata come è nel mio stile, sta per essere completata.

Questa sera continuerò a leggere il libro di Chiara e Leo, ma so già quello che troverò tra le sue pagine: speranza, dedizione e amore!

In bocca al lupo, ragazzi!

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