Da Londra a Vigata

Ieri ho deciso di abbandonare momentaneamente la mia tana e per contrastare il crescente stato letargico in cui verso nelle giornate di pioggia, sono andata al cinema. Il film, presentato come un giallo ambientato negli anni’50, avrebbe potuto contendere ai films francesi il primato della lentezza. Eppure Il filo nascosto è un film americano ambientato a Londra, la cui trama si basa sulle ossessioni maniacali dei protagonisti imprigionati in un rapporto ambiguo nel quale i precari equilibri di forza, fragilità e reciproca dipendenza necessitano di continue ridefinizioni fino a sconfinare nell’ assurdo. Lui è a capo di una prestigiosa maison di moda, crea abiti che tutti considerano opere d’arte. Maniacale, arido e affettivamente inaffidabile, arriva al matrimonio con il personaggio femminile (bella, povera e fuori di testa almeno quanto lui) dopo essere stato avvelenato dalla bella signora. Nella sofferenza diventa fragile, inerme e dipendente da lei e questo ristabilisce l’equilibrio della coppia. La complicità “velenosa” è il colpo di scena finale del film. Mia figlia direbbe che ho spudoratamente spoilerato il tutto; non vogliatemene, l’ho fatto per generosità. Una signora  notando forse la mia faccia perplessa, mi ha chiesto se mi fosse piaciuto. A lei non l’ho detto in questi termini, ma penso che Il filo nascosto sia proprio una gran stronzata. Stasera niente cinema e poltrona ma divano e TV. Da Londra a Vigata solo andata. Felicemente.

5 risposte a "Da Londra a Vigata"

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