In bilico tra prosa e poesia

Preparando il materiale da proporre ai partecipanti al Laboratorio di Scrittura Creativa sul Linguaggio nella narrazione, mi sono resa conto di quanto esso sia legato all’espressione poetica soprattutto nell’utilizzo delle figure retoriche. Ho deciso, pertanto, di inserire una parentesi poetica, ma non senza qualche remora. Essendo una cultrice della Poesia, penso che una buona prosa non possa prescindere da essa; leggere e coltivare la passione per la Poesia, alimenta l’amore e la cura per la buona scrittura. Penso che essa sia sintesi perfetta delle Arti; la Poesia racchiude in sé musicalità ed immagini ed è espressa attraverso la Parola, ovvero l’elemento più evoluto delle funzioni intellettive e cognitive, dato in dono soltanto all’essere umano (purtroppo a tutti). Leggendo una poesia, talvolta con pochi versi, abbiamo la dimostrazione che la quantità delle parole non serve a definire la qualità del testo, ma che solo il loro uso sapiente ed attento riesce a conferirgli compiutezza, valore artistico e molto altro. Alcune liriche sono delle vere e proprie storie d’amore! Capita anche di imbattersi in rari esempi di poesia in prosa. Personalmente non amo i testi narrativi portatori in-sani di un’eccessiva carica emotiva che passa dallo scrittore al lettore senza essere calibrata e modulata, ma quando questa fa parte di un progetto di scrittura voluto e intenzionale, quando l’abilità e la tecnica utilizzata sono di ottimo livello, la prosa diventa poesia e viceversa. Ho avuto questa sensazione rileggendo Neve, di Maxence Fermine, un libricino di sole cento pagine di pura bellezza e perfezione. Uno dei suoi ingredienti di bellezza è, appunto, la brevità che porta con sé il rimpianto di essere usciti troppo presto dalla vita dei suoi personaggi. Neve è un omaggio all’Haiku, inteso non come mero esercizio stilistico, ma come punto di approdo a cui si arriva dopo un lungo percorso prima di tutto interiore. A Neve devo anche una delle più belle definizioni di Scrittura che abbia mai letto e che voglio proporvi:

“Perché? In verità, il poeta, il vero poeta, possiede l’arte del funambolo. Scrivere è avanzare parola dopo parola su un filo di bellezza, il filo di una poesia, di un’opera, di una storia adagiata su carta di seta. Scrivere è avanzare passo dopo passo, pagina dopo pagina, sul cammino del libro. Il difficile non è elevarsi dal suolo e mantenersi in equilibrio sul filo del linguaggio, aiutato dal bilanciere della penna. Non è neppure andar dritto su una linea continua e talvolta interrotta da vertigini effimere quanto la cascata di una virgola o l’ostacolo di un punto. No, il difficile, per il poeta, è rimanere costantemente su quel filo che è la scrittura, vivere ogni ora della vita all’altezza del proprio sogno, non scendere mai, neppure per qualche istante, dalla corda dell’immaginazione. In verità, il difficile è diventare funambolo della parola”.

Questo è quanto il maestro Soseki dice all’allievo Yuko… in quanto a me, anche se non diventerò mai ” funambolo della parola”, continuerò ad amarla ed a vivere la mia vita e le mie esperienze professionali, cercando di conferirle la qualità e il rispetto che le spettano. E a chi mi chiederà cosa è la Poesia, risponderò con le parole del mio amico Yuko che “la poesia è un mistero ineffabile”.

Marinella Brizza

 

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