La realtà del primo Maggio

Per una dimensione umana  del lavoro, non alienante e non offensiva dell’essere umano come individuo e come lavoratore, rispolvero un vecchio scritto all’insegna dell’ironia e del disincanto.

Realtà

Questa notte la paura

travestita da Realtà,

è venuta a bussare

alla porta del mio sonno.

Un abito scuro indossa,

abbondanti sono le sue forme

di anime proletarie mai sazio è il ventre.

Beffardo è lo sguardo

di rimprovero il tono:

“Segui le Regole

  paga le Tasse

  china la testa!”

La guardo con aria spavalda,

ma persino io so che non diventa poesia

la multa non pagata.

Già arrabbiata mi sveglio.

Non un lamento esce dalle labbra serrate,

raccolgo la matita

saluto il mio sogno

guardo l’orologio

senza fretta mi avvio:

può aspettare il Padrone

che il mio tempo si prende.

 

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