Suggestioni natalizie

” La città della salvezza” è un racconto di gruppo scritto qualche anno fa con quattro ragazzi all’interno del Laboratorio di scrittura creativa. E’ un testo nato per caso e mi è particolarmente caro perché ad esso è legato il ricordo di un pomeriggio invernale in cui la meraviglia  davanti alla vista delle luci di un presepe, è riuscita a creare un legame tra chi scrive e chi fa scrivere…

La città della salvezza

Il sottoscala della Casa nel bosco non è mai stato così bello come questa sera. Qualcosa di magico aleggia nell’angusto spazio che sembra prendere vita con il fermento di una città in miniatura che delle mani laboriose hanno creato; mani che non sanno star mai ferme, sempre tese ad aiutare, fare, inventare… le mani di Anna!

Guardo il presepe e ammiro la splendida semplicità del  paesaggio con le montagne di carta-roccia marrone e verde, il fiume di carta stagnola, il ponte sopra il quale, in altri tempi, immagino sia passata tanta gente, le stradine di pietra che richiedevano scarpe comode e tanta determinazione per arrivare alla meta.

Osservo le statuine di uomini che lavorano: il fabbro, il pastore che guida il suo bianco gregge di pecorelle di plastica, il contadino che porta i frutti al mercato con il suo carretto di legno pazientemente costruito. Su di loro fa bella mostra di sé il cielo stellato e addossata alla parete, si erge la grotta dove Giuseppe e Maria aspettano la nascita che cambierà il mondo in compagnia di un bue e di un asinello che, nella umiltà della loro specie, offriranno il primo comfort a quel bambino così speciale.

E ripenso alla storia ascoltata tante volte da bambina, una storia che nemmeno lo spirito critico frutto di una formazione laica ed anticlericale, ha avuto il potere di scalfire.

La suggestione è così forte  che mi sembra di vedere l’Arcangelo Gabriele annunciare a Maria la nascita di Gesù. Lo vedo entrare nella sua povera casa, illuminare la stanza dai muri spogli e dalle finestre strette, scorgo la sorpresa e l’incredulità sul volto della donna che, in quell’istante, accede ad una condizione spirituale superiore e divina.

La vedo vagare, sposa ed esule, alla ricerca di un luogo sicuro sostenuta dall’amore umano e da quello divino fino ad arrivare in questa piccola grotta.

Ed ecco che il presepe del sottoscala prende vita, le statuine cominciano a muoversi e la piccola città di duemila anni fa diventa reale. Si sentono voci e rumori e nonostante sia notte fonda la gente lavora, incapace di fermarsi nella febbrile attesa della nascita di Gesù Bambino. Vedo il fabbro scaldare il suoi ferri, avverto il calore del fuoco e sento i belati delle pecore che tornano dal pascolo mentre il cane pastore corre avanti e indietro per riportare al loro posto quelle più indisciplinate.

Improvvisamente mi rendo conto che le statuine hanno voci e giovani volti a me familiari.

Mi avvicino per vedere meglio e riconosco in Alessandro la figura davanti alla grotta, intenta a proteggere e difendere il nascituro… sì, è proprio lui, con i jeans e la sua felpa blu con i lacci verdi!

Lo vedo parlottare con l’amico Diego che, a sua volta, tiene le redini del suo cavallo mentre Laura fa parte di quel gregge vivace. Il fabbro tanto laborioso altri non è che Sara e stranamente Maria assomiglia a me. Tutto intorno si avverte la febbrile attesa di un evento straordinario che cambierà il mondo in una notte magica illuminata dalla stella cometa che indica la strada ai viandanti che arrivano da tutte le parti del mondo.

Mi arriva, persino, un profumo di rose misto all’odore delle stalle mentre l’urlo di dolore della partoriente immobilizza, per un attimo, l’intera città del deserto.

Subito dopo, la felicità appare su quei volti mentre una Madre guarda con tenerezza e infinita gioia il suo bambino in una perfetta sintesi di amore umano e amore divino. Anche Giuseppe si avvicina alla culla, solleva delicatamente il Bambino e cullandolo, gli canta la sua prima ninna nanna.

Intorno c’è aria di festa; la gente canta ed esulta intorno a Gesù Bambino che, avvolto in un caldo pigiamino di ciniglia rosso, si stringe  alla sua mamma mentre Giuseppe cinge entrambi nelle sue grandi braccia.

In lontananza vedo arrivare delle figure sconosciute cariche di regali… sono i Re Magi che però non portano oro, incenso e mirra ma tutto ciò che può servire al neonato: prodotti per il bagnetto, vestitini, latte in polvere, un passeggino, un computer, una PSP, un Mp3, un orsetto parlante per giocare, dei libricini e un bellissimo vaso dal quale escono tutti gli umani sentimenti portati in dono a Gesù Bambino: gioia, felicità, amore, intelligenza e tanta speranza.

In questa notte magica il tempo sembra essersi fermato. I canti si levano al cielo, il deserto non è mai stato così vivo, l’eco delle voci felici risuona per migliaia di chilometri mentre cominciano a cadere i primi fiocchi di neve e la gente che poco prima lavorava, comincia a giocare con essa, brindando con vino moscato e mangiando pandori e tronchetti della Felicità al cioccolato.

Ma ecco che il Bambino comincia a parlare: “Grazie per questa splendida accoglienza e per i doni che mi avete portato. Sento, col mio cuore di bambino, il vostro bisogno di speranza… abbiate fiducia in me, io sono venuto su questa Terra per amarvi e salvarvi, per curarvi dalle malattie e per proteggervi tutti anche se fate così tanta confusione…”e aggiunge rivolto alla madre:“Grazie mamma di avermi partorito, tu sei speciale ed unica, io ti voglio bene”.

Le sue semplici parole giunsero al cuore degli uomini che, da quel giorno, ebbero nel cuore una speranza in più.

 

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