Come si diventa edu-scrittrice ultima parte

Sbagliando s’impara, è un vecchio proverbio. Il nuovo potrebbe essere che sbagliando s’inventa.” ( Gianni Rodari)

Come dico spesso, la personale passione per la scrittura si è unita alla  grande passione per il mio lavoro da Educatrice e questa simbiosi ha dato vita a qualcosa di bello, molto gratificante a livello personale e professionale, ma anche molto difficile da gestire nella sua quotidianità. Le due identità, infatti, spesso si sono sovrapposte l’una all’altra, sgomitando per farsi spazio vicendevolmente anche perché, al centro dell’azione e dell’attenzione, restano e devono restare i ragazzi e i loro bisogni. All’interno del laboratorio di scrittura creativa essi hanno trovato il luogo e il modo ( non l’unico, ovvio) per esprimere parti molto profonde di sé ma terminata l’attività creativa, io torno ad essere Educatrice con le caratteristiche che tale ruolo impone. Questo è un elemento che crea già una prima discrepanza tra il ruolo educativo e l’intima complicità creata in precedenza. Ma la cosa più difficile da gestire non è questo, quanto piuttosto la gestione personale del vissuto emozionale di cui i ragazzi mi fanno carico. Questo  mi rimane dentro privo di qualunque tipo di elaborazione che non sia strettamente personale (e quindi insufficiente) al punto che la mia stessa scrittura ne viene inficiata. Credo non sia un caso se nei periodi di maggiore attività del laboratorio (preparazione mostre, video, libri), io non riesco a scrivere una riga per me stessa e le mie storie rimangono tristemente incomplete. In altre parole, viene a mancare il distacco emotivo e creativo indispensabile tra conduttore e partecipante. Concludo, proponendovi la lettura e la condivisione di un racconto breve, molto semplice e che mi ha profondamene commossa, scritto da una delle mie ragazze.

Tratto da ” La costruzione di un sogno – Libro d’artista “

Suggestioni d’Africa


Un giorno una donna che si chiamava Marinella andò in Africa per aiutare i bambini e portò con sé due cani. Voleva aiutarli a risolvere i loro problemi e insegnargli a leggere e scrivere. Il giorno successivo al suo arrivo vide il suo primo tramonto africano e ne fu affascinata… era bellissimo, con il cielo arancione e giallo e il sole ricoperto di un rosso intenso. Marinella decise di fare una passeggiata nella savana con i suoi cani, trovò un posto dove sedersi e iniziò a scrivere delle storie che narravano di tramonti e sogni africani, mentre i cani si addormentarono sulle sue ginocchia. Arrivò il giorno della partenza e Marinella tornò in Italia. Affidò i cani ad un bambino che ascoltava sempre le sue storie e gli regalò anche il libro sui tramonti e sui sogni. Il bambino voleva a tutti i costi imparare a leggere per scoprire quello che c’era scritto dentro. Ben presto si accorse che il libro era magico; bastava aprirlo e si sentiva una voce di donna che raccontava le le storie che vi erano racchiuse. Fu così che il bambino imparò a leggere e a scrivere e insegnò a farlo anche agli altri bambini del villaggio. Il tempo passò e il bambino, diventato ormai un grande insegnante, decise di restituire il libro alla sua proprietaria. Lo spedì in Italia, accompagnato da una lettera su cui c’era scritto:” Cara Marinella, grazie per avermi insegnato a leggere e a scrivere. Grazie a te e al tuo libro magico, ho potuto raccontare a tutto il mondo la bellezza del tramonto dell’Africa e regalare un pezzo di sogno a tutti i suoi figli”.

                                                                                                                                                    H.

 

 

 

 

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