Come si diventa Edu-scrittrice 1° parte

Diversi anni fa, in sede di supervisione, (per i non addetti ai lavori: estremo tentativo, condotto da esperti in materia, volto a tentare la rianimazione di educatori e affini, provati e/o sconvolti dalla sempre incombente sindrome del burnout), il bravissimo Dr Meluzzi (si, proprio lui ,completo di barba e ciuffo ribelle), ci affidò un “compito” che non tutti svolsero: costruire un sogno! Io scrissi il mio e qualcosa cambiò…

La costruzione di un sogno

La costruzione di un sogno è il luogo dove “persone non completamente sane si prendono cura di altre persone non completamente malate”; è il luogo dove persone, con specifiche competenze e grande empatia, accolgono piccoli e spesso, non indifesi esseri. Persone in grado di sentire il dolore e trasformarlo in altro senza esserne schiacciati, di percepirlo senza essere oppressi dal senso di impotenza o di colpa per quello che si poteva fare e che non è stato fatto. La costruzione di un sogno è una casa accogliente e sicura, che offre protezione a chi non è mai stato protetto; un luogo di cura dove si coltivano risorse positive in chi vi abita e in chi vi lavora. Nel mio sogno tu, ragazzo difficile , arrivi e ti presenti, ma noi già ti conosciamo: conosciamo il tuo nome, la tua città, il tuo problema: noi  stavamo aspettando proprio te… non un altro caso, un altro Servizio inviante ma TE che arrivi incazzato e spaventato, vestito in modo eccentrico perché vuoi colpirci, vuoi farti notare perché tu NON sei come gli altri, tu non sei uno dei tanti ma sei unico, con la tua storia e il tuo dolore, con la tua musica e le tue manie, con un sorriso che spacca e che riconosciamo essere il punto di forza che ci conquista. O arrivi tu, devastata dai ricoveri in psichiatria…tanti, forse troppi per i tuoi pochi anni. Le tue lacrime  bagnate di paura diventano rabbia e violenza. Noi, educatori ignari, diventiamo i brutti e cattivi e solo con il tempo, diventeremo quelli da cui poter accettare con fiducia il fazzoletto che asciugherà le tue lacrime di dolore, rabbia, paura, nostalgia. E ancora tu, che non hai niente da perdere e sei ormai perso nel tuo mare di angoscia e violenza, che giri armato e fai paura. Di fronte a te, nulla possiamo se non augurarci di non incontrarti mai più, perché il nostro è un lavoro, nobile, ma pur sempre un lavoro e a casa abbiamo due occhi azzurri che ci aspettano e che proteggeremo  sempre e con tutti noi stessi, proprio da quelli come te. La mia costruzione di un sogno ha un colore chiaro, forse un lilla o un azzurro, uno spazio e il tempo per l’ascolto e per il fare. In questo sogno non si corre per ambizione o per ansia da prestazione, non si fa tutto e male: è un luogo dove ognuno può scoprire o riscoprire il suo positivo ed essere valorizzato per questo. In un sogno non c’è spazio per l’arroganza e il narcisismo, per  la stanchezza di turni devastanti e per il timore che tuo figlio veda un livido o una cicatrice che prima non c’era. Nel mio sogno c’è attenzione e cura, empatia e professionalità, clinica e umanità, percorsi riabilitativi seguiti con l’autonomia del proprio ruolo professionale e il riconoscimento dello stesso, perché il confine tra l’essere educatori ed essere meri badanti è fin troppo labile e ampiamente temuto e conosciuto da tutti noi che facciamo questo lavoro da ormai qualche anno. Ma noi siamo dei sognatori e in quanto tali consapevoli che “chi rinuncia ai propri sogni è costretto a morire”.

Marinella Brizza

Educatore  Professionale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...